venerdì 4 gennaio 2019

APPUNTI DI VIAGGIO - Triora, il paese delle streghe

Foto di Streghetta

Lo scorso novembre sono andata a Triora (provincia di Imperia), "il paese delle streghe": si chiama così perché si racconta una leggenda secondo la quale in passato lì ci sarebbero vissute delle streghe.
Appena si entra nel paesino, si trova un disegno che rappresenta  la vita che conducevano le streghe; c'è anche un museo molto carino, dove si si può procurare la mappa della località;  la prima cosa che si nota sulla mappa è un punto dove ci sono tre colori (giallo, rosso e  blu). Ognuno di questi colori significa qualcosa: il giallo è il colore che ti fa capire che il percorso è adatto ai bambini più piccoli (e, se si vuole, per loro c'è pure un percorso nel bosco dove ci sono regalini riguardanti alle streghe); il rosso indica i monumenti artistici mentre il blu la storia del paese.
L'ultimo itinerario non lo bisogna seguire per forza, però, se si fa, conduce in una piazzetta che ti mostra il paesino dall'alto.
Soprattutto è importante arrivare in una piazza abbastanza grande che ha una chiesa spesso chiusa, aperta solo in occasione delle feste: si tratta della Collegiata di Nostra Signora Assunta.
Nella piazza ci sono anche dei locali dove si può pranzare: ve n'è uno assai carino tutto a tema HALLOWEEN.
Ah, un'altra caratteristica sono i gatti: se ne possono vedere in ogni angolo.
Non tutto il paese è abitato, infatti la popolazione è scarsa; sulle case abbandonate ci sono disegni di streghe alcuni belli altri un po' brutti e spaventosi.
Le abitazioni sono perlopiù costruite in pietra, i negozi espongono i classici souvenir della zona: bacchette delle streghe, vestiti molto strani e infine cappelli da streghe quasi tutti neri e blu.
C'è anche una grotta con un manichino di strega recluso: appena si esce da qui si nota un palco dove  si dice che lì ballassero le streghe con il diavolo.
Questa è tutta Triora, incantevole località da visitare senza esitazione.
Chi volesse saperne di più, clicchi qui.
(Streghetta)

giovedì 3 gennaio 2019

RACCONTAMI - Chi trova un libro, trova un amico.

Montreal Children's Library Logo (Creative Commons)
Era da qualche anno che qualcuno non si cimentava nella scrittura narrativa per lo Scrivarolo. Oggi vi presentiamo il primo racconto di Sole, giovanissima creatrice di favole moderne.

Alex è un bambino francese che si è appena trasferito in Italia a causa del lavoro dei suoi.
Costoro volevano capirlo di più ma ad Alex non piaceva parlare molto.
Egli infatti era un bambino molto riservato e aveva la passione e ľ amore per la lettura.
La maggior parte delle sue giornate le trascorreva in casa e non aveva molti amici,  solo il suo cane.
Un giorno sua madre gli chiese di uscire e, invece di girare per la città, andò in cerca di una biblioteca.
La trovò, salì fino all'ultimo piano per scovare dei libri interessanti.
Una volta conclusa la sua ricerca, Alex prese le scale per uscire dalla biblioteca ma, per sbaglio, tutti i libri presi in prestito caddero e in quel momento passò di lì un bambino di nome Benjamin che lo aiutò a raccogliere i volumi.
Dopo averli rimessi a posto,  i due cominciarono a chiacchierare, scoprendo di avere numerosi interessi in comune, tra cui la lettura.
Da quel giorno Alex, il bambino riservato che se ne stava sempre col naso tra i libri, cambiò: voleva uscire di più e conoscere la città tutto questo grazie al suo amico Benjamin, però continuò ad amare i libri, perché fu grazie a quelli che trovò ciò di cui aveva bisogno: un amico.
È proprio vero che i libri ti possono cambiare la vita. (Sole)

NO AL RAZZISMO - Una riflessione

Creative Commons License (Pixabay)
Il razzismo nasce quando l’uomo inizia a differenziare le persone attraverso il colore della pelle. Negli ultimi mesi ci sono stati molti episodi di razzismo.
Fortunatamente io non ho mai vissuto esperienze di razzismo in prima persona, probabilmente perché vivo in una civiltà dove l’uomo con la pelle più chiara è ritenuto superiore.
Nessuno di noi ha il diritto di insultare o ritenersi superiore a uno straniero perché italiano come tutti noi.
Italiano non è chi ha la pelle chiara o chi dice di esserlo, italiano è chi contribuisce alla costruzione dell’Italia, andando a lavorare ogni mattina e pagando sempre le tasse.
Io accolgo a braccia aperte qualsiasi straniero e ognuno di noi dovrebbe dare loro il benvenuto, perché loro vengono in Italia nella speranza di trovare un lavoro e una casa e noi dovremmo aiutarli.
Invece di accoglierli li insultiamo e cerchiamo di mandarli via. Una volta nella vita ognuno di noi dovrebbe domandarsi se un giorno fossimo noi a trasferirci in un altro Paese. Ci piacerebbe se loro ci trattassero, come noi trattiamo loro? No, è per questo che dobbiamo capire che lo straniero non è diverso e va trattato come un essere umano.
Il razzismo dovrebbe essere eliminato per dimostrare di essere superiori a quelle idee che dicono che diverso è colui che ha la pelle più scura, perché tutti siamo uguali. 
(Uguale)

mercoledì 2 gennaio 2019

CELLULOIDE - "Bohemian Rhapsody"

Il 13 Dicembre 2018 sono andato a vedere il film Bohemian Rhapsody, presso il teatro Albatros di Rivarolo.
L'attore che recita la parte di Freddie Mercury è Rami Malek: lui ha interpretato il cantante molto bene e soprattutto rispecchiava la sua figura in modo da sembrare uguale alla star.
La band dei Queen era composta da Bryan May, John Deacon, Roger Taylor e Freddie Mercury, che sono stati rappresentati da Gwilym Lee , Joseph Mazzello, Ben Hardy e, appunto, Rami Malek. Il regista Bryan Singer.
In questa pellicola scoprirete la nascita dei Queen, i loro successi, gli amori di Freddie e la sua solitudine, ma non vi spoilero più niente...
Io ho trovato questo film spettacolare, per persone molto curiose perché si raccontano aneddoti che magari in molti non conoscevano. Lo sapevate, ad esempio, che Freddie non si è mai aggiustato i denti per paura di cambiar voce?
E che il bacio di Freddie, mandato durante Bohemian Rhapsody al Live Aid del 1985, era rivolto a sua madre Jer?
Vi sto incuriosendo?
A parte gli scherzi, Bohemian Rhapsody è fantastico: dura 2 ore ma non ve ne accorgerete perché è così coinvolgente che alla fine ci si ritrova a cantare insieme a lui!!!!
Tra l' altro ci sarà il seguito e non vedo l'ora.
E come dice il buon Freddie: SHOW MUST GO ON!!!!!!!!!!
                                                                                                                           (dark joker)

lunedì 24 dicembre 2018

SPECIALE PONTE MORANDI - Il tunnel di luci che unisce la città




Sabato 8 Dicembre in periferia (quartiere di Certosa) e nel centro di Genova  (Piazza De Ferrari) sono stati inaugurati due fasci di luce a forma d’arco, come per ricreare dei tunnel, sotto ai quali, ogni giorno  passano  migliaia di persone.
La creazione del tunnel di luce mi ha da subito incuriosito ed eccitata e mi sono immediatamente domandata quali fossero le ragioni e le motivazioni di un’opera del genere.
Credo che i due tunnel luminosi siano stati messi per collegare, almeno idealmente e simbolicamente, la stazione della metropolitana del centro con quella di Brin a Certosa (il quartiere che, dopo la caduta del ponte, era improvvisamente rimasto solo, isolato e distaccato dal resto di Genova).
Un dramma nel dramma - quello di Certosa - poiché, dopo ogni tragedia che colpisce una comunità, l’unica cosa che conta, per ricominciare a vivere, è rialzarsi  insieme e non sentirsi soli.
Certosa la mattina del 14 Agosto un secondo dopo il crollo si è ritrovata sola e abbandonata dal suo cuore, De Ferrari,  centro della splendida e unica signora del mare, Genova.
Ho saputo che è stato considerato il tunnel urbano più lungo d’Europa, credo raggiunga quasi i 60 metri.
Sono molto felice di ciò, dopo tutto quello che ha passato Certosa: una bella sorpresa natalizia ci stava, dopotutto è Natale anche per lei, no?
Ci voleva proprio un regalo così dopo tanta tristezza. Brin deve tornare ad essere felice e allegra come prima di quel maledetto 14 Agosto che ha segnato per sempre il suo destino…
Le autorità si sono date molto da fare per rinvigorire il quartiere: oltre al fascio di luce, hanno portato due abeti dal Trentino Alto Adige e li hanno piazzati, uno in Piazza Petrella e l’altro vicinissimo al luogo del crollo del ponte. Ovviamente anche questo è stato un gesto bellissimo da parte delle altre regioni, perché tutti hanno capito cosa si provi a vivere in una città spezzata in due.
Ho chiesto ad alcuni cittadini che cosa pensino di questo gesto e tutti hanno apprezzato veramente tantissimo: noi di Certosa siamo fieri delle persone che ci aiutano cercando di tirarci su il morale e ogni gesto d'aiuto è ben accetto.
In questo periodo tutti si aiutano, e, incredibilmente, solo la caduta del ponte poteva riunirci in questa città , anche la rivalità  tra i sampdoriani e genoani  sembra essersi un po’ allentata… tutti si sono uniti per aiutare un quartiere a pezzi anche i tifosi più accaniti.
Per me questo gesto è stato molto importante, ma credo che certi eventi dovrebbero  esserci sempre, a prescindere dalle tragedie.
(Marshmellow)

domenica 23 dicembre 2018

UN ATTORE IN CLASSE. Intervista a Dario Aita (quarta parte)

Gran finale. La 2aM si congeda da Dario Aita con le ultime domande. Quelle più difficili? No, quelle più spontanee.


DARIO AITA PRIVATO - Le domande che contano

Qual è il tuo rapporto con Genova ?
Con Genova ho un rapporto di odio e amore perché comunque è come casa mia, come Palermo. A Genova mi sono innamorato e ho cominciato la mia strada da attore.

Hai mai pensato di cambiare mestiere ? E cosa ti sarebbe piaciuto fare se fossi diventato attore ?
All'inizio volevo diventare un avvocato, avere una doppia laurea magari in scienze politiche e giurisprudenza. Guardavo spesso film che trattavano di avvocati. Spesso vorrei cambiare lavoro perché certe volte è  dura andare avanti. Poi, quando non ti riesce una cosa, ti disilludi e ti rendi conto che ti servono dei punti di riferimento forti.

Sappiamo che ti piace viaggiare quali paesi hai visitato?
Ho viaggiato molto in Italia,  ma ho toccato anche la Spagna, Repubblica Ceca e Londra ma la mia città preferita è Parigi anche se non ci sono mai andato. Mi piacerebbe anche New York ma meno: dell'America mi attraggono molto di più le città del Sud come Buenos Aires, Santiago...

Che rapporti hai con la tua famiglia? Ti hanno incoraggiato nelle tue scelte ?
Loro sono stati molto aperti non mi hanno mai ostacolato, ma erano molto dispiaciuti quando sono
dovuto venire a Genova, perché sarei stato lontano da casa. Per via del mio lavoro riesco a vederli abbastanza raramente .

Dove e quando hai conosciuto la tua ragazza ?
Ci siamo conosciuti a Genova, durante i corsi della Scuola di Recitazione del Teatro Stabile: all'inizio la detestavo poi ci siamo rivisti a Roma e ci siamo innamorati .

Che cosa ha di speciale la tua ragazza ?
Lei è la "specialità" in persona .

Sei contento della tua vita ?
Sì, sono molto contento perché faccio un lavoro che mi piace, se no, ora non sarei qui con voi. Ho ricevuto parecchi riconoscimenti dalla televisione, ma certe volte - lo ammetto -  questa felicità svanisce però la maggior parte delle volte è al massimo e mi dà forza. E sono contento perché ho una fidanzata che amo e che, soprattutto, è una donna fantastica.

Grazie per questa intervista! Ripassa a trovarci!
Certo! Grazie a voi.

(Fine)

Lavoro di stesura a cura di Marshmellow, Top Fisher, H2O e Uguale.

sabato 22 dicembre 2018

UN ATTORE IN CLASSE. Intervista a Dario Aita (terza parte)

Qui è sempre la 2aM: continuiamo il nostro viaggio intorno a Dario Aita. Oggi entriamo nel privato!

DARIO AITA PRIVATO - La scuola e le passioni

Come andavi a scuola?
Sono sempre stato un imbroglione e, nonostante studiassi poco, i professori tenevano conto del fatto che mi piacesse leggere il giornale e scrivere quindi ho sempre preso la sufficienza .

Come eri alla nostra età?
Il primo anno di scuola media ricordo che ho dovuto cambiare istituto perché litigavo con tutti i
bulli. Non mi piacevano le ingiustizie.

Hai mai preso 4 o sei mai stato sospeso?
No, non sono mai stato sospeso ma ho rischiato perché con un mio compagno volevamo entrare nel
bagno delle ragazze ma il piano è andato male: solo che il mio compagno è stato sospeso ed io no. Però ho rischiato per una scemenza e per qualcosa che non si deve fare. Invece il voto più basso l'ho preso in francese: 1 e mezzo!

Ti piacciono i videogiochi ?
No, non mi piacciono, ma da piccolo mi piacevano tanto. Ogni tanto ci ritorno, ma non ho molto tempo.

Ti piace il calcio?
No, però i mondiali li seguo sempre.

Hai mai pensato di giocare a rugby?
Sì, mi piacerebbe molto .

Sport preferito?
Per adesso faccio ginnastica dolce, yoga ma mi piacerebbe cambiare .

Cosa pensi degli haters?
Non ne ho tanti ma anche se li avessi me ne fregherei .

Ti piacciono gli animali?
Sì, amo i cani ma - lo ammetto - ho un po' di paura dei gatti. Avevo un cane che si chiamava Pam .

Cosa ami e cosa odi?
Amo andare nei boschi e la recitazione, invece odio le persone ingiuste e razziste.

(fine terza parte)

Lavoro di stesura a cura di Marshmellow, Top Fisher, H2O e Uguale.

venerdì 14 dicembre 2018

UN ATTORE IN CLASSE. Intervista a Dario Aita (seconda parte)

Un saluto dalla 2aM dell'IC Rivarolo. Proseguiamo il nostro viaggio intorno all'attore Dario Aita. Oggi vi parliamo del suo rapporto con il teatro e con il cinema. Buona lettura.
DARIO AITA E IL MESTIERE DELL'ATTORE
- Cosa provi quando reciti? Ti sei mai sentito nervoso ?
Sì, a teatro mi sento molto nervoso, perché provo emozioni fortissime, incontrollabili, visto che
in platea, spesso, c'è gente che conosco. Al cinema no: lì è tutto apparentemente più semplice e costruito.

Nei personaggi che reciti cosa c'è di te stesso?
C'è tutto di me perché è inevitabile. Anche quando il personaggio è molto diverso da me, cerco di
trovare elementi in comune, sentimenti che non conoscevo di lui.

Avresti mai pensato di raggiungere certi livelli?
Sinceramente no, perché abito a Palermo, in periferia, e lì i sogni sono difficili da “esaudire”. Una mia ex collega mi aveva convinto ad iscrivermi ad un corso di recitazione, ho fatto un provino, mi hanno detto che avevo talento e mi hanno accettato. Se si vuole fare l'attore si può provare ma bisogna avere talento, sennò si rischia di recitare da “cani”.

Quando sei in una località dove stai girando un film, ti capita di essere fermato per strada per foto o autografi?
Certo: nelle grandi città meno (a Roma, ad esempio, è normale incontrare attori per strada); molto di più nei centri piccoli.

Hai mai incontrato difficoltà nel tuo lavoro? Se sì, come le hai affrontate?
Sempre e dolorose. Alla vostra età, però, le difficoltà non le conoscevo. Una cosa che non ti riesce, fa male: quando diventi più grande, la superi provando e riprovando. Se non ci riesci ti rassegni perché la perfezione non esiste. Dài il massimo finché riesci e poi ti senti bene . 

Cosa consiglieresti a quei nostri coetanei che vorrebbero diventare attori ?
Consiglio di provare, anche se oggi viviamo in un mondo difficile, perché tutti vogliono diventare celebrità .  Tanta gente non è portata per fare l'artista. Invece si può studiare anche guardando con attenzione i film. Essere attori è difficile: bisogna iniziare con piccoli corsi .

Qual è l'oggetto di scena più imbarazzante che hai usato ?
La barba finta: in La mafia uccide solo d'estate mi dava un fastidio... mi grattavo in continuazione.

Dopo avere recitato un film ne vorresti fare un altro ?
Sì, sempre .

Spiegaci il set!
Eh... mica facile! Sul set lavorano molte persone: la produzione (che ci mette i soldi), che chiama il regista, direttore della fotografia, i costumisti, lo scenografo, il location manager, parrucchieri, truccatori, macchinisti, elettricisti… Mentre si gira, intorno al set, ci sono almeno 40 persone. 

Ti è mai capitato sul set di ridere così tanto da non poter andare avanti in una scena ?
Sì, molte volte! Una volta recitavo la scena di un funerale e il prete mi faceva ridere in maniera irresistibile.

Imparare a memoria: qual è il tuo trucco ?
Non esiste un vero e proprio trucco ma si possono fare degli esercizi: innanzitutto bisogna avere una memoria dissociata (ripeti la parte, mentre fai qualcosa d'altro con le mani, come mettere a posto degli oggetti). Ci sono tantissimi esercizi.

Ma i baci di scena sono veri o finti?
I baci sono veri, impazziti: molti lavorano fingendo, quindi i baci sono finti. Altri cercano di essere più veri. Diciamo che, pur nella finzione, i baci sono molto intensi.

La tua fidanzata è gelosa quando baci un'attrice sul set ?
Sì, da matti! Lei è attrice e regista, quindi figuratevi... ma poi le emozioni sul set svaniscono. All'inizio lo era di più perché interpretavo soprattutto fiction d'amore.

(fine seconda parte)

Lavoro di stesura a cura di Marshmellow, Top Fisher, H2O e Uguale.

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